La lucertola nei dialetti d’Italia

acìerta (Palermo) f.
agghiasèrtë (Ischitella FG) f.
agghiëtillë (San Severo FG) m. lucertolina [cfr. San Severo FG) agghiëtillë ‘aglio tenero’].
angö (IM: Dolceacqua, Bordighera, Cesio) s. lucertola; ramarro. More

Incontri

Incontri 1

Incontri 2

Il dialetto come lingua della poesia

Trieste 28-29 settembre 2006

Convegno “Il dialetto come lingua della poesia”

F. Granatiero, Achille Curcio, Edda Serra, Claudio Grisancich, Assunta Finiguerra…

Franca Grisoni, E. Serra, A. Curcio, Cristina Benussi, Fulvio Senardi, A. Finiguerra

Un’archeologia della psiche

Pietro Gibellini, prefazione a Énece, cit.
La poesia ha, talvolta, qualcosa a che fare con l’ossessione, o con la fedeltà. È questo un pensiero che nasce spontaneo al lettore delle poesie di Francesco Granatiero More

Una classicità scabra

Donatella Bisutti, Lo spazio del mito, in «Il Belli» (Roma), 4, 1992.

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La memoria contadina

Giacinto Spagnoletti, Cesare Vivaldi, Poesia dialettale dal Rinascimento a oggi, Milano, Garzanti, 1991.

[...] Quando si passa alle esperienze più recenti della poesia in dialetto, che man mano raggiungono punte d’eccezione, non si può più parlare di tradizione, ma di dilatazione o espansione tematica e di affinamento tecnico, derivato da una decisa autonomia del linguaggio letterario. More

L’urgenza di un universo primitivo

Franco Brevini, Le parole perdute. Dialetti e poesia nel nostro secolo, Torino, Einaudi, 1990
Di documento sociale non si può [...] parlare per Francesco Granatiero (Mattinata, Foggia 1949), che pure fa ricorso a un dialetto arcaico, oggi non più in uso, e si trova nella necessità di corredare i suoi testi di note etnografiche indispensabili per il lettore. Ma il mondo contadino garganico rappresenta per l’autore in primo luogo un contenuto di tipo memoriale e psicologico, che egli scava in «cafúerchie irótte iréve» («tane grotte voragini»), nelle quali si compie la sua catabasi poetica: si vedano [...] Paròule cíerche, singhe («Parole cerchi, segni») e Cafúerchie irótte iréve. More

Le ombre lunghe della poesia

Donatella Bisutti, Le ombre lunghe della poesia, in «Steve» (Modena), 7, 1987.
Due piccoli libri, usciti negli scorsi mesi, mi pare siano passati inosservati o non abbiano avuto sufficiente attenzione dalla critica: il primo è Segni, di Bartolo Cattafi, pubblicato da Scheiwiller, forse perché il suo autore, purtroppo scomparso nell’80, sta attraversando quella ‘quarantena’ che penalizza i poeti subito dopo la morte. L’altro perché è inserito in una piccola collana nuova e non pubblicizzata che pubblica testi in dialetto (le Edizioni «Ij babi cheucc» di Mondovì) – curata da Giovanni Tesio – ed è La préte de Bbacucche, poemetto di Francesco Granatiero. [...] More

L’invocazione al mulo ribelle

Pietro Gibellini, rec. a La préte de Bbacucche, cit., in «Diverse lingue» (Udine) , 3, 1987.

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Il lirismo narrativo di “U iréne”

Giovanni Tesio, Presentazione, in U iréne, cit.
C’era una maniera, una acerba e ingenua euforia descrittiva, ma già un’attenta auscultazione di forme e colori nel primo Granatiero di La lunga veglia (1968) e anche una dizione che tende all’essenziale, insieme con i piccoli indizi di un mondo che resta il suo punto d’appoggio, la sua couche: il paese «bianco di calce» scoperto «nel palmo / di verdi colline / all’ombra dei salsi olivi» (e certi preannunci meno ovvii: «mi scopri – come da bambino – / che crepitano / i fuochi d’artifizio, / in un angolo buio, / ubriaco di liquirizia»). Di più, forse, i veri e proprii palinsesti della ‘conversione’, dove l’uso del dialetto già sospinge, quasi tout court, al racconto. More

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