U pulmunere

Vórle ndla strete sótte
la lune, a u scurde, a u cchiere,
veve alla vocche, a notte
a notte, u pulmunere.

Lupe e ne lupë mmere
gni lustrë, a i pporte vótte,
ce rascche i cúste e sgótte
frite de chiúve, amere,

sanghe e túsche. E nne sccheme
cchiù: scàlefe, oue ce ammocche,
la terre, u scurzulere.

Lundene vumme, ireme,
vove veve alla vocche,
u famurre lu mere.

Il lupo mannaro – Urla nella strada sotto / la luna, al buio, al chiaro, / bava alla bocca, nel cuore / della notte, il lupo mannaro. // Lupo e non lupo verso / ogni lume, alle porte urta, / si raschia la schiena e sgorga / ferita da chiodi, amara, // sangue e tossico. E non ulula / più: scalda, dove si accascia, / la terra, il mucchio di malli. // Lontano geme, grama, / bue bava alla bocca, / il ventre del mare. (F. Granatiero)

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