Rustucciume
a mio padre

E nẓunẓù nẓúenne frisc̣e
pagghie ramíere vrésc̣e,
sartàsc̣ene sccattisc̣e
ch’u júerne sfatulèisc̣e.

Po’ sc̣íette lu scurrisc̣e
e u mule scalpesc̣èisc̣e,
scòtele, frisc̣e, udèisc̣e,
penẓenne allu mutrisc̣e.

Iréne e rustucciume
plu tume ie scupettèisc̣e,
vulisc̣e de fresccume.

Murèisc̣e nen-gambisc̣e,
s’u tíembe n-ge mbagghièisc̣e
e u uíende nen-garrisc̣e.

Vigliacci – E allegra in sogno sfrigola paglia lamiera brace, padella di scoppiettii che il giorno frantuma. Poi getti lo scudiscio e il mulo scalpita, si scuote, freme, gode, pensando al voltolarsi. Grano e vigliacci con arbusto di timo spazzolo, voglia di frescura. Ombra non pascola, se il cielo non ha nuvole e il vento non le spinge. (F. Granatiero)

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