L’urgenza di un universo primitivo

Franco Brevini, Le parole perdute. Dialetti e poesia nel nostro secolo, Torino, Einaudi, 1990

Di documento sociale non si può […] parlare per Francesco Granatiero (Mattinata, Foggia 1949), che pure fa ricorso a un dialetto arcaico, oggi non più in uso, e si trova nella necessità di corredare i suoi testi di note etnografiche indispensabili per il lettore. Ma il mondo contadino garganico rappresenta per l’autore in primo luogo un contenuto di tipo memoriale e psicologico, che egli scava in «cafúerchie irótte iréve» («tane grotte voragini»), nelle quali si compie la sua catabasi poetica: si vedano […] Paròule cíerche, singhe («Parole cerchi, segni») e Cafúerchie irótte iréve. Al carattere magmatico, proiettivo della materia autobiografica fa riscontro la lucidità razionalistica del suo trattamento, che si spinge sul piano linguistico fino al puntiglio filologico (Granatiero è autore di una grammatica e di un dizionario dei dialetti di cui si serve, le varietà di Mattinata e di Monte Sant’Angelo), mentre sul piano della scrittura poetica comporta l’insistenza sui tratti di semplicità e di ordine (in A rrime a rrime, «A rima a rima», […] il poeta parla di «na déja scarse», «un’idea scarsa» della poesia, assimilata a un modesto ma scrupoloso lavoro artigianale, per «ddé fòrme», «dar forma» a materiali grezzi e disparati):

Paròule andiche šètte
cum’àcene de iréne
nd’u súleche u ualéne
de na mašèisa nètte.

(«Parole antiche getto / come chicchi di grano / nel solco del bifolco / di un maggese netto».)

L’urgenza di un universo primitivo, patriarcale, chiuso nella sua struggente diversità culturale, rendeva inevitabile l’approdo a una poesia di tipo narrativo, come dimostra il poemetto La préte de Bbacucche. Ma a comporre i venticinque movimenti, che ripercorrono una giornata di trebbiatura, racchiusa tra due apparizioni dei «Trè pPasture», nome locale delle stelle che compongono la ‘cintura’ di Orione, sono frammenti lirici, legati alla discontinuità del ricordo. Il dialetto arcaico, con le sue evocative sonorità, la sua ricca tessitura fonosimbolica, è oggetto di un turbato regresso, alla ricerca della meraviglia che accompagna ogni iniziazione alla vita. Quel mondo è ridotto a puri fantasmi linguistici (e infatti la suggestione del nome dialettale fa sì che una costellazione invernale scintilli sulla trebbiatura), pienamente valorizzati da una scrittura attenta fino al virtuosismo agli aspetti timbrici e ritmici, attraversata da un reticolo di rime, che accentuano l’impressione di strutturazione dinamica fornita dal regolare succedersi delle terzine di settenari.

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