Dialetto di Campobasso

PROVERBI

Mo pure le puce tenne la tosse. Ora anche le pulci hanno la tosse.

Quande u diàule t’accarézza, vole ànima. Quando il diavolo ti accarezza, vuole l’anima.

U cattive lauratore ogni zappatë è nu delore. Per il cattivo lavoratore ogni zappata è un dolore.

Tutte passe, tutte ze scorde e tuttë ze lasse. Tutto passa, tutto si scorda e tutto si lascia.

Sénza solde ne nze càndene le mésse. Senza soldi non si cantano le messe.

Ha ’llungate le píede, è ute abbasse addó u Faggiòle. Ha steso i piedi, è andato giù al cimitero.

La lénga ne ndé osse, ma rómbe l’osse. La lingua non ha osso, ma rompe l’osso.

Sctenghe sctanghe e sctrutte. Sono stanco e distrutto.

Cambuasciane, larghe ’e vócche e stritte ’e mane. Campobassano, largo di bocca e stretto di mano.

So cottë i céice. Sono cotti i ceci.

Scta bbuóne Rocche, scta bbuóne tutte la Rocche. Sta bene Rocco, sta bene tutta la Rocca.

Ah, chélle n’ha fatte ’i bbattaglie! Ah, quella ne ha fatte di battaglie!

È bbelle ma nun abballe. È bello, ma non balla.

È megghië nu male matine ché nu male vicine. È meglio una brutta mattina che un cattivo vicino.

Addó arrive chiande u pezzuche. Dove arrivi, pianta il piolo.

Chi pècura ze fa, u lupe ze la magne. Chi pecora si fa, il lupo lo mangia.

Fa u fésse pe nn-ì a la uerre. Fa il fesso per non andare in guerra. (*)

 

(*) Trascrizione DAM (manuale).

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