Il digramma sc(i)

sc(i) in parola accentata scempio (abruzzese vàsce ‘bacio’, napoletano scióre ‘fiore’, busciàrdo ‘bugiardo’, pugliese lambascióne ‘cipollaccio col fiocco’, siciliano sciùri ‘fiore’), in parola non accentata rafforzato (italiano striscia, abruzzese bardisce ‘ragazzo’, napoletano nisciuno ‘nessuno’, pugliese nasce ‘nascere’, siciliano arrinisciuto ‘riuscito’). Il digramma sç(i) (it. pesce, pugl. pésçe ‘id.’) è il suono rafforzato di ç (abr. vaçe ‘bacio’,  siciliano çiuri ‘fiore’).

Vedi La grafia dei dialetti alto-meridionali

 

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8 pensieri riguardo “Il digramma sc(i)

  1. No, ho scritto:
    «Il suono [šš] nei dialetti alto-meridionali (DAM) va scritto SCI come in italiano: … vasce [vašš∂] “basso” …». Infatti in italiano SCI ha sempre suono rafforzato. È il suono scempio, inesistente in lingua, quello da distinguere, usando J (scjate) o l’accento circonflesso (vâsce “bacio”).

  2. Io proporrei l’uso di “sh” o “ssh”…
    Tipo dalle mie parti per dire pesce, peggio, pace si dice: “pésshe”, “pèshe” e “péshe”.
    Almeno si rende la lettera acca utile a qualcosa… 😀
    Secondo me non dovremmo essere obbligati ad appoggiarci all’italiano per scrivere nel nostro dialetto.

  3. Alla sua proposta è di gran lunga preferibile quella del nostro grande poeta G. G. Belli: péssce, pèsce, pésce, primo perché molti già la seguono (c’è una convenzione), secondo perché noi italiani quando diciamo shopping o fashion, li pronunciamo con shi rafforzato: sshopping, fésshion).
    Se la nostra pronuncia di shi fosse uguale a quella inglese, basterebbe scrivere: pésce, pèshe, péshe!
    I nostri dialetti hanno come lingua tetto l’italiano e vanno scritti rapportandosi all’italiano, perché questa è la lingua che gli italiani (e i dialettofoni italiani) conoscono meglio. Non dobbiamo scrivere i nostri dialetti per gli inglesi!
    La lettera h viene già sfruttata: a Ortona si scrive “è” perché lì l’acca è aspirata (io scrivo h-è); altrove si scrive hiume e l’acca (FL di FLUMEN “fiume”) suona come il chi greco; ecc.

  4. Anche se il grafema “sh” viene pronunciato dagli inglesi in un modo, questo non vieta noi ad usarlo e pronunciarlo alla nostra maniera, secondo me. Per esempio anche la lettera “r” viene utilizzata in tutte le lingue che adottano l’alfabeto latino, ma questo non vieta inglesi e francesi a pronunciarla in un modo e agli italiani a pronunciarla in un altro.
    Comunque va bene lo stesso 😀
    Una curiosità…Ma semmai nelle scuole si insegnassero i dialetti lei cosa proporrebbe di fare? Standardizzare una variante regionale per la Puglia e una per il Salento oppure insegnare in ogni paese la sua variante?

  5. Sì, ma se io uso il grafema “sh” per rendere il mio suono [š] e il lettore me lo legge [šš], non ho risolto nulla.
    A scuola bisogna insegnare l’italiano e nell’ambito dell’italiano si può fare solo qualche riferimento o citazione di vari dialetti per dare un po’ di consapevolezza linguistica, nulla di più.

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