sc(i) si legge come in italiano: abr. bardisce ‘ragazzo’, nap. nisciuno ‘nessuno’, pugl. nasce ‘nascere’, casciòune  ‘cassone’, scìnnele ‘ala’, pésce  ‘pesce’, canósce ‘conoscere’, sic. arrinisciuto  ‘riuscito’.

scj, s¢(i), e sc(e) dopo dittongo o vocale lunga si leggono come nel nap. busciardo: nap. scjore ‘fiore’, pugl. lambascjone ‘cipollaccio col fiocco’, felìs¢ene ‘fuliggine’, sic. scjuri ‘fiore’; abr. vaasce ‘bacio’, pugl. murèisce ‘ombra’, eniisce ‘cinigia’. (*)

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(*) Il digramma s¢(i) è la soluzione proposta da Antonio Romano, direttore del Laboratorio di Fonetica Sperimentale “Arturo Genre” dell’Università di Torino.

 

8 pensieri riguardo “Il digramma sc(i)

  1. No, ho scritto:
    «Il suono [šš] nei dialetti alto-meridionali (DAM) va scritto SCI come in italiano: … vasce [vašš∂] “basso” …». Infatti in italiano SCI ha sempre suono rafforzato. È il suono scempio, inesistente in lingua, quello da distinguere, usando J (scjate) o l’accento circonflesso (vâsce “bacio”).

  2. Io proporrei l’uso di “sh” o “ssh”…
    Tipo dalle mie parti per dire pesce, peggio, pace si dice: “pésshe”, “pèshe” e “péshe”.
    Almeno si rende la lettera acca utile a qualcosa… 😀
    Secondo me non dovremmo essere obbligati ad appoggiarci all’italiano per scrivere nel nostro dialetto.

  3. Alla sua proposta è di gran lunga preferibile quella del nostro grande poeta G. G. Belli: péssce, pèsce, pésce, primo perché molti già la seguono (c’è una convenzione), secondo perché noi italiani quando diciamo shopping o fashion, li pronunciamo con shi rafforzato: sshopping, fésshion).
    Se la nostra pronuncia di shi fosse uguale a quella inglese, basterebbe scrivere: pésce, pèshe, péshe!
    I nostri dialetti hanno come lingua tetto l’italiano e vanno scritti rapportandosi all’italiano, perché questa è la lingua che gli italiani (e i dialettofoni italiani) conoscono meglio. Non dobbiamo scrivere i nostri dialetti per gli inglesi!
    La lettera h viene già sfruttata nei dialetti in cui è aspirata. Si usa in parole come hiume , dove l’acca (FL di FLUMEN “fiume”) suona come il chi greco; ecc.

  4. Anche se il grafema “sh” viene pronunciato dagli inglesi in un modo, questo non vieta noi ad usarlo e pronunciarlo alla nostra maniera, secondo me. Per esempio anche la lettera “r” viene utilizzata in tutte le lingue che adottano l’alfabeto latino, ma questo non vieta inglesi e francesi a pronunciarla in un modo e agli italiani a pronunciarla in un altro.
    Comunque va bene lo stesso 😀
    Una curiosità…Ma semmai nelle scuole si insegnassero i dialetti lei cosa proporrebbe di fare? Standardizzare una variante regionale per la Puglia e una per il Salento oppure insegnare in ogni paese la sua variante?

  5. Sì, ma se io uso il grafema “sh” per rendere il mio suono [š] e il lettore me lo legge [šš], non ho risolto nulla.
    A scuola bisogna insegnare l’italiano e nell’ambito dell’italiano si può fare solo qualche riferimento o citazione di vari dialetti per dare un po’ di consapevolezza linguistica, nulla di più.

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