L’antisonetto di Robert Gernhardt

da Poetry Foundation
Robert Gernhardt (Fotografia tratta da Poetry Foundation)

ROBERT GERNHARDT

Materiale per una critica
su una delle forme di poesia più famose
di origine italiana

Trovo il sonetto una roba merdosa,
stretta, rigida, non buona di certo;
e davvero mi crea grande sconcerto
sapere che c’è ancora oggi chi osa

scriverne, fare una tale cazzata;
il solo fatto che il tipo lo faccia
può rovinarmi l’intera giornata.
Mi blocco tutto. E la rabbia ch’ho in faccia

al sol perché uno stronzo fottuto
mi blocchi con le sue pippe da artista,
mi farebbe aggredire ’sto teppista.

Non so, né voglio saperlo, che cosa
motivi questo stronzo. È risaputo:
trovo il sonetto una roba merdosa.

(Trad. di Francesco Granatiero)

 

ROBERT GERNHARDT

Materiale per una critica
su una delle forme di poesia più famose
di origine italiana

Trovo il sonetto un qualcosa di assolutamente merdoso,
così stretto, rigido, in un modo o nell’altro non buono;
mi fa davvero star male sapere
che c’è chi scrive sonetti, che c’è chi ha il coraggio

ancora oggi di fare una cazzata così stupida;
il solo fatto che un tale tipo lo faccia,
può davvero rovinarmi tutta la giornata.
Ne ho come un blocco. E la rabbia

per il fatto che uno stronzo cosi fottuto
mi blocchi con le sue seghe mentali,
crea in me aggressività verso questo teppista.

Non capisco cosa motivi questo stronzo.
Davvero non lo capisco. E non lo voglio neanche sapere:
trovo il sonetto terribilmente merdoso.

(Traduzione letterale di Francesco Granatiero e Martin Bulling-Heimann)

 

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3 pensieri riguardo “L’antisonetto di Robert Gernhardt

  1. Leggendo quanto ha scritto Robert Gernhart, mi viene da ridere, perché, nel momento in cui l’ha scritto deve essere stato molto arrabbiato. Personalmente accetto tutto, perché è l’espressione dello spirito creativo che si manifesta in una vastissima gamma di creazioni. Lascio a Robert l’incazzatura (non te ne voglio, Robert) e mi godo anche i sonetti.

  2. Leggendo l’antisonetto viene da ridere perché Gernhardt è ironico: egli, fingendo di odiare il sonetto, fa il sonetto, dimostrando così di non riuscire a farne a meno. Questo di Gernhardt è il miglior elogio del sonetto che si possa fare.

  3. Grazie, Francesco. Ho compreso benissimo. In ogni caso, il suo modo di esprimersi è simpaticissimo.

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