Dialetto di Mottola (Ta)

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Trullo masseria in contrada Pandaro, Mottola (Ta) – Da imganuncios.mitula.net

La parabola del figlio prodigo

11 N’òmmene avève do file.

12 Lu cchiù giòvene disse a ll’attene: «Tatà, damme cciò chë m’attocchë, ca me n’é scì». E jiddë nge spartì la rrobbe ca teneve. Continua a leggere “Dialetto di Mottola (Ta)”

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Dialetto di Pescasseroli (Aq)

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Veduta di Pescasseroli

abballe (‘a valle’), in basso.
abbelà, coprire con terra o con cenere.
abbià, avviare; inghiottire.
abbrescjà [abbrə′ʃa], bruciare.
accuscı′ [akku′ʃi], così. Continua a leggere “Dialetto di Pescasseroli (Aq)”

Mattinata · Il verbo «scı’» “andare”

Mattinata · Il verbo scı’ “andare”

 davIl verbo “andare”, antico italiano “gire” (*jire, dal latino ire), suona jì in tutto il Meridione (jiri in Calabria e Sicilia), mentre si dice scı’ [ši] nell’apulo-garganico di Monte Sant’Angelo, Mattinata e Vieste, nella fascia periferica meridionale della Capitanata (Cerignola, Candela), nella BAT, nel barese, nel Salento (scıre, scıri), nell’alto potentino (Melfi e Potenza escluse), nella fascia a sud di Potenza racchiusa tra Corleto Perticara, Tramutola, Moliterno e Sant’Arcangelo, e in tutta la provincia di Matera (esclusa la parte più meridionale da Valsinni a San Giorgio Lucano) (cfr. M. Melillo e P. Caratù). Continua a leggere “Mattinata · Il verbo «scı’» “andare””

L’avverbio [nən] “non”

In molti dialetti alto-meridionali, come nel Gargano (Carpino, Cagnano Varano, Monte Sant’Angelo, Mattinata – a cui gli esempi si riferiscono), nel Tavoliere (Alberona, Lucera), a Ruvo di Puglia (BA), a Pescara e provincia, nel Molise (Campobasso), nelle province dell’Aquila (Opi, Bugnara, Raiano) e di Chieti (Lanciano, Sant’Eusanio del Sangro, Vasto, Guardiagrele), l’avverbio di negazione “non” si comporta in maniera particolare. Continua a leggere “L’avverbio [nən] “non””

Canzoniere in lingua madre

TesioGiovanni Tesio, Vita dacant e da canté, Centro Studi Piemontesi, 2017

Francesco Granatiero

CANZONIERE IN LINGUA MADRE

«La forza dell’unità è nel due/ anzi nel tre che fonde tutti i contrasti» è detto nell’ultimo sonetto (pagina 369) di Vita dacant e da canté, un canzoniere di trecentosessatanove sonetti, appunto, dove il noto critico e massimo conoscitore della poesia in dialetto Giovanni Tesio, standosene «dacant», ossia di lato – come dice, stupito, nel sonetto proemiale – canta «’d còse cite», di cose piccole, traendole, a saliscendi, dall’acqua di un pozzo profondo: «mi lascio prendere a spintoni/ se – mai più io – sono la mia canzone che mi sogna» (I), una canzone “dittata” nel dialetto della sua infanzia, quello di Pancalieri (To), gelosamente e segretamente costodito fino ai settant’anni, per ubbidire a un’interiore, imperioso e inesauribile zampillo. Continua a leggere “Canzoniere in lingua madre”