Il vocalismo tonico del dialetto di Manfredonia

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Nella pronuncia odierna c’è confusione tra /ï/ e /ü/ così come tra /ë/ e /ö/, al punto che esse confluiscono rispettivamente in [ü] e [ö].

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Dialetto di Castelluccio Valmaggiore (Foggia)

FRANCESCO GRANATIERO
Qualche etimologia

abbalì, “stancarsi, arrendersi” [‘avvilire’].

allancate, “affamato, avido” [< lanche, v. infra] .

allassacrése, “all’improvviso” [da assacrésa, part. pass. di assacréde ‘rassicurare, convincere, lasciar credere’].

ammuccà, “pendere, vacillare” [lat. *ad imbuccare, cfr. nap. abbuccà id.].

ammuccate, “pendìo” [< ammuccà].

ànete, “impalcatura” [< *ànnete; cfr. napol. ànneto “andito, palchetto su cui lavorano i muratori”].

arremenà, “zappettare” [‘rimenare’]. Continua a leggere “Dialetto di Castelluccio Valmaggiore (Foggia)”

Una scrittura per ogni paese?

Le singole iniziative paesane in merito alla trascrizione del proprio dialetto sono sempre lodevoli, ma se effettuate senza un superiore coordinamento possono portare a una babele di scritture che non giova alla comprensione degli italiani. È invece necessario ispirarsi a dei criteri generali di trascrizione che rientrino in una convenzione allargata, se vogliamo che le nostre cose trovino un più ampio riscontro. Continua a leggere “Una scrittura per ogni paese?”

Vocabolario dei dialetti garganici

Francesco Granatiero, Vocabolario dei Dialetti Garganici, Foggia, Grenzi, 2012, pp. 1024, € 59

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«Il nostro tempo, con l’orizzontale appiattimento linguistico e culturale, l’eccessiva esaltazione del presente e il rivoluzionario progresso della scienza e della tecnica, potrebbe essere la più seria minaccia per i dialetti. Con la scomparsa degli oggetti tradizionali, legati a usi e mestieri millenari (e ora, nel migliore dei casi, relegati in qualche museo etnografico), certamente si perderanno anche le parole che li designavano. Continua a leggere “Vocabolario dei dialetti garganici”

Il gioco della cavallina nel Gargano

Legenda: 0 = Monte Sant’Angelo; 1 = Mattinata; 2 = Manfredonia; 3 = Vieste; 4 = Peschici; 5 = Vico; 6 = Rodi; 7 = Ischitella; 8 = Carpino; 9 = Lesina; 10 = Poggio Imperiale; 11 = Apricena; 12 = Rignano; 13 = San Marco in Lamis; 14 = San Giovanni Rotondo; 15 = San Nicandro Garganico; 16 = Cagnano Varano

Il gioco della cavallina nel Gargano
di Francesco Granatiero

Il passine (passino; 9) è un gioco in cui si scavalca un compagno a schiena piegata, posto a una determinata distanza.

Nel gioco zumbridde (saltino; 13) un ragazzo salta a gambe divaricate su un altro ragazzo piegato sulle ginocchia, appoggiandosi con le mani sulla sua schiena. Continua a leggere “Il gioco della cavallina nel Gargano”

Il bastone

LEGENDA: A = Apricena, C = Carpino, Ca = Cagnano Varano, Fg = Foggia, I = Ischitella, L = Lesina, Ma = Mattinata, Mf = Manfredonia, Mo = Monte Sant’Angelo, P = Peschici, R = Rignano Garganico, Ro = Rodi Garganico, Sg = San Giovanni Rotondo, Sm = San Marco in Lamis, Sn = Sannicandro Garganico, V = Vieste, Vi = Vico Garganico.

Il bastone nel Gargano, quanti modi per dirlo
di Francesco Granatiero

Il bbastòune (Mo, Ma), bbastóne (Mo, C, R, Sm), bbastöne (Mf), bbastune (Vi) è il classico bastone di legno, con il manico arrotondato e qualche nodo qua e là. Non così il bbastöne de zia zïje (Mf), che è il bordone o bastone pellegrino. Il bbastungine, il “bastoncino”, è invece il bastone di bambù un tempo usato dai galantuomini.
Il capature (Mo) è il bastone con estremità a becco d’oca usato dal carbonaio per esaminare l’attività dei carboni durante la scarbonatura.
Il fraccature (Mo, Ma, Sm) è il “fiaccatoio”, una mazza, un bastone in genere (Mo, Ma), o il correggiato, ossia una mazza appiattita legata al manico da una correggia di cuoio e usata per battere i cereali (Sm).
Il frajule (Mo) è un bastone non meglio definito.
Il freccecòune (Mo, Ma), furcecòune (Mo, Ma) è un forcone, un lungo bastone con forcelle che tende la corda per sciorinare i panni, oppure un tronco di legno con spuntoni di rami, piantato nel terreno davanti alle abitazioni rurali e usato per appendere secchi, panni e masserizie varie. Al plurale, i trè ffurcecune de lu trejàngule (Ma) indicano i tre forconi del treppiede a cui si sospende il vaglio per cernere il grano.
Il manganídde è il manganello.
Il mazzachéne (Mo, Ma, V), mazzacäne (I), mazzacane (Sm), propriamente “ammazza cani”, è una pietra, un ciottolo (Mo, Ma), una pietra grossa quanto un pugno (I), una pietra di calce viva di media grandezza (Mo, Ma), un piccone senza punta (Sm), o anche una mazza, un bastone (V).
La mazza (Ca, Sm, Sn), mäzza (Sg) o, altrove, mazze è una mazza o un bastone, ma anche l’asta usata per pesare con la stadera, la verga per bacchiare, la licciuola.
Lo ngine è un bastone uncinato.
La parròcchele (Mo, Ma), parròcche (Mo, Ma, Mf, C, A, R), paròcche (Mf), parròcca (Sm, Sn), bbarròcca (Sg), paròcchele (Fg) è una mazza nocchiuta o un pomo di ombrello e simili.
Il sammuche (V), zammuche (V), sammuca (Sn) è un piolo di legno appuntito o un bastone in genere.
Lo sberdóne (R, Sm) è il bastone da pellegrino (Sm), uno sperone, una protuberanza, un bernoccolo (R) e corrisponde a ‘bordone’ con s- intensivo.
Lo stajúle (Mo, Ma, Mf, Trinitapoli), stajule (R, Sn), stajàule (Sg) è un bastone o una mazza. La stajóle (R) o stascjóle (R), una mazza appiattita.
Il tàcchere (Mo, Ma, Mf, V, A, R, Sn) è un bastone, un pezzo di legno o, metaforicamente, un tanghero. Notevoli, e allusive, le bbòtte de tàcchere sfutarate (Sn) i colpi di bastone sfoderato. Deriva dal germanico taikna ‘scheggia di legno’ e corrisponde al latino medievale tacula. Il diminutivo taccarídde (Mo, Ma), taccarèdde (Vi, I), taccaridde (R), taccarédde (Sm) è un piccolo bastone, ma anche un tozzo di pane (R), il pancotto senza patate o verdure (R, Sm), il fazzoletto annodato o ripiegato più volte a formare un piccolo randello per il gioco cicce paricchie (Sm) o la mazza per il gioco della lippa (R). Lu taccarule (R) è una sorta di manganello di stoffa bagnata e annodata più volte.
Il terture (Mo, Ma, V), tretture (Mo, Ma), trutture (Mo, Ma), turture (Mo, Ma) è un tortore, ossia un bastone nocchiuto.
Il turceture (Mo, Ma, V), turcetüre (Mf), strecceture (R, Sm, Sg), turcetóre (Sn) è un torchio, un mestatoio (Sm), un tortore, ossia un pezzo di legno per torcere e stringere le funi che assicurano il carico al basto (Mo, Ma, Sm), una mordacchia o un torcinaso (Mf), un tortore, ovvero un arnese per stringere (Sn), in senso figurato, qua e là un randello, o addirittura il pene (Sm).
La zagghiòcche (V), sagghiòcche (A, R), sagghiòcca (Sm, Sn) è un bastone nocchiuto. A San Marco in Lamis vutà lu mbrènnele a ssagghiòcca vuol dire “utilizzare l’ombrello come bastone”, mentre a Sannicandro té la lénga ca pare na sagghiòcca significa “ha la lingua che pare un bastone”. Il sagghiuccóne (R) è il bastone dei mandriani. La sagghiòcchele (I) è il maglio per battere le piante secche dei legumi, così come dei cereali spigolati.

 

Frittella

Francesco Granatiero
In quanti modi si può dire “frittella” nel Gargano

LEGENDA: A = Apricena, C = Carpino, Ca = Cagnano Varano, Fg = Foggia, I = Ischitella, Ma = Mattinata, Mf = Manfredonia, Mo = Monte Sant’Angelo, P = Peschici, R = Rignano Garganico, Ro = Rodi garganico, Sg = San Giovanni Rotondo, Sm = San Marco in Lamis, Sn = Sannicandro Garganico, V = Vieste, Vi = Vico Garganico.

Il calezóne (V), cavezöne (Mf), cavecióune (P), cavecióne (I, C, A, R, Sm), caveciàune (Sg) è un piccolo panzerotto ripieno di pasta di ceci con zucchero, vino cotto, cannella, pepe garofano e buccia d’arancia (P); una pizza pasquale farcita di cipolle novelle, uva passa e acciughe (I); una sorta di pizza con cipolle e alici (C); un dolce natalizio con pasta sfoglia ripiena di marmellata o purè di ceci (A); un dolce con crema di ceci, cipolle o ricotta (Ri); un calzone farcito di ricotta, di cipolle e aggiughe o di ceci (Sm, Sg).

Il calezungìedde (Mo, Ma, V), cavezungìelle (Mf, Fg), cauciungédde (Vi),  caveciungèdde (C), caveciungédde (Sm), cauzungèdde (Sn) è un dolce ripieno a base di ceci, cacao (o castagne), frutta secca abbrustolita, zucchero e cannella (Mo, Ma),fritto, farcito di ricotta o ceci (Sm), contenente marmellata (Sn) o ripieno di mostarda (Fg); mentre i caveciungìedde (I) sono dolci a base di ceci, mandorle e vino cotto.

Il caränge (Sg) è una frittella natalizia a bordi merlati, condita con miele o vino cotto; uguale nome ha anche la rotellina tagliapasta (altrove rucelétte) usata per realizzalo.

La cecerchiata (Sg) consiste di palline di pasta fritta condite con miele, cannella e buccia d’arancia.

Il chelustre (V) è un dolce di pasta fritta con miele e mandorle, sinonimo di cartellata.

Il crùstele (P, I, Ca, R, Sm, Sn) o cràustele (Vi) è una sfoglia o, più comunemente, una frittella natalizia; può essere sinonimo di cartellata (Sm), avere bordi merlati ed essere condita con miele o vino cotto, cannella e mandorle tritate (P, Vi), o avere forma rotonda ed essere preparata con farina, uova, zucchero, latte e chiodi di garofano (Ca). Deve il nome al lat. crustulum ‘ciambella, biscotto’.

La cuculétta, dim. di ‘coccola’, può indicare il tuorlo d’uovo o essere una tipica frittella rotondeggiante (Sn).

Il diavelacce (R) è un tipico dolce di forma romboidale con mandorle abbrustolite e cioccolato.

Anche il fave crèdete (Sn) è una frittella, sebbene a Monte e Mattinata ricordi li fféve crètte, dal lat. creptus ‘crepato’, le fave che si mangiavano a Santa Lucia.

Li gnùcchele gnucculèdde (R) sono una sorta di tronchetti fritti.

La nèvele (A, R) o nèule (Alberona) è una frittella natalizia fatta con miele o mosto cotto e il suo nome deriva dal lat. nebula ‘nuvola’.

Il panzaròtte (Ma, Mo, Mf, R), che è un tortello o panzerotto, ad Ischitella è una frittella ripiena di ricotta e mozzarella.

Una tipica frittella natalizia è la péttele (Ma, Mo, Alberona) o pèttele (Mf, V, P, Vi, Ro, I, C, Ca, A, R, Fg, Trinitapoli), ma la parola può avere anche il senso traslato, a volte scherzoso, di “falda, lembo di camicia che fuoriesce dai pantaloni” (Ma, I, A, R, Fg, Trinitapoli) o può indicare (V) quel pezzo di stoffa che copriva il fondo dei calzoni non cucito per agevolare ai bambini l’espletamento dei propri bisogni; mentre péttela ngule (Mo, Ma), pèttele ngule (R) e pèttele appése (Fg) viene definito chi va in giro con i lembi della camicia fuori dai calzoni. A Vieste, alludendo alla buona riuscita di un affare, si dice sperejéme chè i pèttele èssene ròsse “speriamo che le frittelle vengano rosse”. La voce corrisponde al napoletano péttola ‘sfoglia di pasta’ e deriva dal lat. pittula, dim. di *pitta ‘focaccia’. Il dim. pettelècchie sembra usato (Mf) per indicare lo scricciolo, quell’uccellino che (Mo, Ma) è ironicamente chiamato rrè d’i vucìedde “re degli uccelli” o anche definito chécazappe.

Pure a Natale si fanno le pezzefritte (Sg).

Lo scagghiùezze (Mf, Fg) è invece una frittella di farina di granturco.

La scartelléte (Ma, Mo), carteddäte cartelléte (Mf), scartellate (P, C, R), scartellata (Ca), scartelläta (Sg) o cartellåte (Fg) è una sfoglia intrisa di vino bianco e zucchero, accartocciata e fritta, che può contenere miele, cannella e mandorle abbrustolite(Mo, Ma) o anche miele di fichi (Ca).

La scurpèlle (A), scarpèdde (R), screppèdda (Sm), scarpädda (Sg) o scherpèdda (Sm, Sn) è il corrispettivo italiano di ‘crespella’, può essere sinonimo di péttele (R), indicare un dolce natalizio a forma di pallina (Sm) oppure un orliccio di pane (Sn); e comunque c’è un proverbio (A) per cui i figghie e li scurpèlle cchiù ce ne fanne e cchiù vénne bbèlle “figli e frittelle più ne fai e meglio vengono”.

Si ricordano poi gli strùffele (Mo, Ma, C) o strùfele (P), dolci natalizi di forma romboidale, fatti con pasta frolla, mandorle e miele (C), o fettucce smerlate fritte in olio e condite con miele (P).

La zéppele (Vi, A, R), zèppele (Mf, Ro, Fg, Trinitapoli) o zéppela (Sm) ‘zeppola’ è infine una frittella a forma di ciambella, guarnita di crema o marmellata, che si fa a san Giuseppe, o anche a Carnevale (Vi).

La “scarsella” nel Gargano e dintorni

MANFREDONIA, scarijèllescarescjedde [skar∂šèdd∂] “ciambella, tarallo pasquale glassato e guarnito con confettini colorati, codette e cioccolatini”; MONTE SANT’ANGELO, MATTINATA, scarascedde [skaraššèdd∂] “sorta di pagnottella pasquale di foggia varia,  a ppanarídde, a panierino, a ppuparèdde, a bambolina ecc., cosparsa di tuorlo, infissa di mandorle e fronde d’ulivo e con un uovo sodo al centro”; RIGNANO GARGANICO,  scarscedde “tasca, apertura, fessura, feritoia”, “canestro”; scarcèdde “pagnottella pasquale”;  SAN MARCO IN LAMIS, scarscedda “apertura del materasso, apertura di accesso alla tasca della sottogonna, apertura o tasca interna del basto”; SAN NICANDRO GARGANICO, scarecèdda “tasca, saccoccia”; SAN SEVERO, scarcèlle “tasca, apertura”, “apertura del materasso”; “ciambella intrecciata, cosparsa d’uovo e guarnita con confettini colorati”; TRINITAPOLI, scarcédde “tradizionale dolce pasquale a forma di cestino, colomba, agnellino, uovo ecc.” Continua a leggere “La “scarsella” nel Gargano e dintorni”

Vestigia slave nel dialetto di Peschici

di FRANCESCO GRANATIERO

Scazecavazze, ‘cavalletta’, voce di origine slava [serbocr. skakavac (pronuncia skàkavats) ‘locusta’]. Forse nessuna parola peschiciana ricorda il profeta sant’Elia come questa. Scazecavazze, la parola che volò di bocca in bocca quando una nuvola nera di cavallette oscurò Peschici, ingoiando ogni cosa. Scazecavazze, un’implosione fono-simbolica di tutta l’ira di Dio. Scazecavazze, la parola del miracolo di Sant’Elia, che per mezzo di un fortissimo vento di libeccio, ammucchia due palmi di cavallette morte su tutta la spiaggia da cui il paese ha nome. Continua a leggere “Vestigia slave nel dialetto di Peschici”