Il bastone

LEGENDA: A = Apricena, C = Carpino, Ca = Cagnano Varano, Fg = Foggia, I = Ischitella, L = Lesina, Ma = Mattinata, Mf = Manfredonia, Mo = Monte Sant’Angelo, P = Peschici, R = Rignano Garganico, Ro = Rodi Garganico, Sg = San Giovanni Rotondo, Sm = San Marco in Lamis, Sn = Sannicandro Garganico, V = Vieste, Vi = Vico Garganico. Continua a leggere “Il bastone”

Frittella

Francesco Granatiero
In quanti modi si può dire “frittella” nel Gargano

LEGENDA: A = Apricena, C = Carpino, Ca = Cagnano Varano, Fg = Foggia, I = Ischitella, Ma = Mattinata, Mf = Manfredonia, Mo = Monte Sant’Angelo, P = Peschici, R = Rignano Garganico, Ro = Rodi garganico, Sg = San Giovanni Rotondo, Sm = San Marco in Lamis, Sn = Sannicandro Garganico, V = Vieste, Vi = Vico Garganico.

Il calezóne (V), cavezöne (Mf), cavecióune (P), cavecióne (I, C, A, R, Sm), caveciàune (Sg) è un piccolo panzerotto ripieno di pasta di ceci con zucchero, vino cotto, cannella, pepe garofano e buccia d’arancia (P); una pizza pasquale farcita di cipolle novelle, uva passa e acciughe (I); una sorta di pizza con cipolle e alici (C); un dolce natalizio con pasta sfoglia ripiena di marmellata o purè di ceci (A); un dolce con crema di ceci, cipolle o ricotta (Ri); un calzone farcito di ricotta, di cipolle e aggiughe o di ceci (Sm, Sg).

Il calezungìedde (Mo, Ma, V), cavezungìelle (Mf, Fg), cauciungédde (Vi),  caveciungèdde (C), caveciungédde (Sm), cauzungèdde (Sn) è un dolce ripieno a base di ceci, cacao (o castagne), frutta secca abbrustolita, zucchero e cannella (Mo, Ma),fritto, farcito di ricotta o ceci (Sm), contenente marmellata (Sn) o ripieno di mostarda (Fg); mentre i caveciungìedde (I) sono dolci a base di ceci, mandorle e vino cotto.

Il caränge (Sg) è una frittella natalizia a bordi merlati, condita con miele o vino cotto; uguale nome ha anche la rotellina tagliapasta (altrove rucelétte) usata per realizzalo.

La cecerchiata (Sg) consiste di palline di pasta fritta condite con miele, cannella e buccia d’arancia.

Il chelustre (V) è un dolce di pasta fritta con miele e mandorle, sinonimo di cartellata.

Il crùstele (P, I, Ca, R, Sm, Sn) o cràustele (Vi) è una sfoglia o, più comunemente, una frittella natalizia; può essere sinonimo di cartellata (Sm), avere bordi merlati ed essere condita con miele o vino cotto, cannella e mandorle tritate (P, Vi), o avere forma rotonda ed essere preparata con farina, uova, zucchero, latte e chiodi di garofano (Ca). Deve il nome al lat. crustulum ‘ciambella, biscotto’.

La cuculétta, dim. di ‘coccola’, può indicare il tuorlo d’uovo o essere una tipica frittella rotondeggiante (Sn).

Il diavelacce (R) è un tipico dolce di forma romboidale con mandorle abbrustolite e cioccolato.

Anche il fave crèdete (Sn) è una frittella, sebbene a Monte e Mattinata ricordi li fféve crètte, dal lat. creptus ‘crepato’, le fave che si mangiavano a Santa Lucia.

Li gnùcchele gnucculèdde (R) sono una sorta di tronchetti fritti.

La nèvele (A, R) o nèule (Alberona) è una frittella natalizia fatta con miele o mosto cotto e il suo nome deriva dal lat. nebula ‘nuvola’.

Il panzaròtte (Ma, Mo, Mf, R), che è un tortello o panzerotto, ad Ischitella è una frittella ripiena di ricotta e mozzarella.

Una tipica frittella natalizia è la péttele (Ma, Mo, Alberona) o pèttele (Mf, V, P, Vi, Ro, I, C, Ca, A, R, Fg, Trinitapoli), ma la parola può avere anche il senso traslato, a volte scherzoso, di “falda, lembo di camicia che fuoriesce dai pantaloni” (Ma, I, A, R, Fg, Trinitapoli) o può indicare (V) quel pezzo di stoffa che copriva il fondo dei calzoni non cucito per agevolare ai bambini l’espletamento dei propri bisogni; mentre péttela ngule (Mo, Ma), pèttele ngule (R) e pèttele appése (Fg) viene definito chi va in giro con i lembi della camicia fuori dai calzoni. A Vieste, alludendo alla buona riuscita di un affare, si dice sperejéme chè i pèttele èssene ròsse “speriamo che le frittelle vengano rosse”. La voce corrisponde al napoletano péttola ‘sfoglia di pasta’ e deriva dal lat. pittula, dim. di *pitta ‘focaccia’. Il dim. pettelècchie sembra usato (Mf) per indicare lo scricciolo, quell’uccellino che (Mo, Ma) è ironicamente chiamato rrè d’i vucìedde “re degli uccelli” o anche definito chécazappe.

Pure a Natale si fanno le pezzefritte (Sg).

Lo scagghiùezze (Mf, Fg) è invece una frittella di farina di granturco.

La scartelléte (Ma, Mo), carteddäte cartelléte (Mf), scartellate (P, C, R), scartellata (Ca), scartelläta (Sg) o cartellåte (Fg) è una sfoglia intrisa di vino bianco e zucchero, accartocciata e fritta, che può contenere miele, cannella e mandorle abbrustolite(Mo, Ma) o anche miele di fichi (Ca).

La scurpèlle (A), scarpèdde (R), screppèdda (Sm), scarpädda (Sg) o scherpèdda (Sm, Sn) è il corrispettivo italiano di ‘crespella’, può essere sinonimo di péttele (R), indicare un dolce natalizio a forma di pallina (Sm) oppure un orliccio di pane (Sn); e comunque c’è un proverbio (A) per cui i figghie e li scurpèlle cchiù ce ne fanne e cchiù vénne bbèlle “figli e frittelle più ne fai e meglio vengono”.

Si ricordano poi gli strùffele (Mo, Ma, C) o strùfele (P), dolci natalizi di forma romboidale, fatti con pasta frolla, mandorle e miele (C), o fettucce smerlate fritte in olio e condite con miele (P).

La zéppele (Vi, A, R), zèppele (Mf, Ro, Fg, Trinitapoli) o zéppela (Sm) ‘zeppola’ è infine una frittella a forma di ciambella, guarnita di crema o marmellata, che si fa a san Giuseppe, o anche a Carnevale (Vi).

La “scarsella” nel Gargano e dintorni

MANFREDONIA, scarijèllescareScèdde [skar∂šèdd∂] “ciambella, tarallo pasquale glassato e guarnito con confettini colorati, codette e cioccolatini”; MONTE SANT’ANGELO, MATTINATA, scarascedde [skaraššèdd∂] “sorta di pagnottella pasquale di foggia varia,  a ppanarídde, a panierino, a ppuparèdde, a bambolina ecc., cosparsa di tuorlo, infissa di mandorle e fronde d’ulivo e con un uovo sodo al centro”; RIGNANO GARGANICO,  scarscedde “tasca, apertura, fessura, feritoia”, “canestro”; scarcèdde “pagnottella pasquale”;  SAN MARCO IN LAMIS, scarscedda “apertura del materasso, apertura di accesso alla tasca della sottogonna, apertura o tasca interna del basto”; SAN NICANDRO GARGANICO, scarecèdda “tasca, saccoccia”; SAN SEVERO, scarcèlle “tasca, apertura”, “apertura del materasso”; “ciambella intrecciata, cosparsa d’uovo e guarnita con confettini colorati”; TRINITAPOLI, scarcédde “tradizionale dolce pasquale a forma di cestino, colomba, agnellino, uovo ecc.” Continua a leggere “La “scarsella” nel Gargano e dintorni”

Vestigia slave nel dialetto di Peschici

di FRANCESCO GRANATIERO

Scazecavazze, ‘cavalletta’, voce di origine slava [serbocr. skakavac (pronuncia skàkavats) ‘locusta’]. Forse nessuna parola peschiciana ricorda il profeta sant’Elia come questa. Scazecavazze, la parola che volò di bocca in bocca quando una nuvola nera di cavallette oscurò Peschici, ingoiando ogni cosa. Scazecavazze, un’implosione fono-simbolica di tutta l’ira di Dio. Scazecavazze, la parola del miracolo di Sant’Elia, che per mezzo di un fortissimo vento di libeccio, ammucchia due palmi di cavallette morte su tutta la spiaggia da cui il paese ha nome. Continua a leggere “Vestigia slave nel dialetto di Peschici”

Il pipistrello nei dialetti d’Italia

di FRANCESCO GRANATIERO

Diversamente da parole come “capo” e “testa”, “rocca” e “conocchia”, che come è ben documentato già dall’AIS, hanno una distribuzione ben definita, che permette di ricostruire la storia delle regioni in cui sono diffuse, la carta linguistica relativa al “pipistrello” non sempre presenta isoglosse continue o di facile esplicazione, in quanto i vari tipi lessicali si alternano e sono complicati da apporti paraetimologici di evidente natura fantastica, quanto non proprio di carattere giocoso-onomatopeico, che danno una visione dell’insieme spesso addirittura caotica. Continua a leggere “Il pipistrello nei dialetti d’Italia”

La questione linguistica dei dialetti di Puglia

di FRANCESCO GRANATIERO

Premessa

Questa sera, stando al programma estivo, dovrei presentare un libro intitolato La questione linguistica dei dialetti di Puglia, senonché non di libro si tratta, bensì di una relazione inedita. Tuttavia c’è un mio libro che non ho mai presentato né a Mattinata né altrove ed è La memoria delle parole / Apulia / Storia, lingua e poesia (Grenzi, 2004), un lavoro da cui mi piace prendere le mosse, un testo parascolastico dove l’insegnamento del dialetto si limitava a promuovere la consapevolezza linguistica, evidenziando la ricchezza culturale della varietà con esempi raccolti sul campo o attraverso lo studio della letteratura in dialetto più accreditata, nell’ambito comunque della didattica dell’italiano, e non – aggiungo ora – in antagonismo alla lingua, come in anacronistiche rivendicazioni, tanto più inopportune nel 150° dell’Italia unita. Continua a leggere “La questione linguistica dei dialetti di Puglia”

Dialetto di San Severo (FG).”La finitoria” di Carlo Jondi

di FRANCESCO GRANATIERO

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San Severo – Teatro Verdi

La poesia dialettale della Capitanata, se si esclude qualche autore di cui è dato sapere, è quasi tutta posteriore al XIX secolo. Prima infatti non si hanno che sporadici e frammentari riscontri, come il nome del foggiano Filippo Bellizzi, antologizzato dal Sorrenti, (1) o quelli di Pietro e Alessandro Nobiletti di Ischitella, la cui poesia ha, peraltro, carattere eminentemente popolare. (2)

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