L’acciarino e la pietra focaia

Francesco Granatiero su
Giovanni Tesio
I più amati. Perché leggerli? come leggerli?
Novara, Interlinea, 2012

Lo scrittore Sebastiano Vassalli sul “Corriere della Sera” dell’11-3-2012, in un trafiletto dal titolo pedagogico-evangelico Lasciate che i ragazzi leggano a caso, sottolinea che quando si incomincia a leggere «ci si innamora della lettura, prima che dei libri» e che tutti i “grandi lettori” da lui incontrati hanno incominciato con letture casuali. Di questi lettori ne ricorda tre: Daniele Ponchiroli, «un protagonista un po’ in ombra della vecchia Einaudi»; il milanese Mario Spinella, che diceva di dovere ai libri alcuni dei momenti più belli della sua vita; e Giovanni Tesio, le cui coordinate di origini contadine e di scoperta della lettura vanno individuate «in un piccolo paese della pianura piemontese tra Pellice e Po, tra prati, campi e rii…». Continua a leggere “L’acciarino e la pietra focaia”

Su Mario Lattes

Franco Pappalardo La Rosa

L’“OMBRA” E GLI SPECCHI:
LA DISINTEGRAZIONE DELL’IDENTITÀ
DEL PERSONAGGIO-IO NEL ROMANZO
L’AMORE È NIENTE

Il protagonista, io-narrante in prima persona, del romanzo breve di Mario Lattes L’amore è niente,[1] è un piccolo borghese “inetto”, un uomo “senza qualità”. Di sé quest’io non dice il nome, preferisce rimanere anonimo, perché «può sempre esserci qualcuno che se ne serve per farci del male. Dire un nome può portare molta disgrazia».[2] Proprietario di un negozietto di ottica ereditato dal padre, sta personalmente al bancone della vendita degli occhi artificiali (più che altro, trascorre il tempo a modellare teste di conoscenti con la plastilina e ad applicarvi gli occhi di vetro); lascia, invece, che a servire le montature e le lenti per gli occhiali ai rari clienti provveda il commesso Fumel, con il quale intrattiene un rapporto ambiguo: gli affida, sì, l’intera gestione dell’attività commerciale, però lo teme, ne sospetta presunte trame e sotterfugi intesi a sottrargli la titolarità del negozio («Lo venderò, il negozio? O il Fumel ha già tramato per diventare lui il padrone? Del Fumel non mi fido, non c’è da fidarsi…»).

>>> L'”ombra” e gli specchi

Su Alfredo De Palchi

Franco Pappalardo La Rosa

NELLA «BUIA DANZA» DELL’ESISTENZA
Appunti sulla poesia di Alfredo de Palchi

1. C’è, in Sessioni con l’analista[1], una sezione intitolata Un ricordo del 1945, i cui tredici monologhi, incastonanti fulminei segmenti dialogici e impostati sul presente storico (che è quello della memoria graffiata dall’artiglio della sofferenza e, pertanto, un tempo riattualizzato), affondano lo scavo nell’irrimarginata ferita che ha dilacerato l’io nel corpo e nello spirito al tempo della sua giovinezza, quando, ingiustamente accusato, inquisito, torturato, condannato e trascinato infine nell’inferno di diverse patrie galere, dovette soggiacere alle brutalità, al sadismo delle guardie, alle privazioni e alle durezze del sistema carcerario.

Michele Vocino: nel “nóstos” il segreto di uno scrittore a tutto tondo

di Francesco Granatiero

Michele Vocino è nato a Peschici il 27 settembre 1881 da Giacomo, che, appena ventenne fu con Garibaldi a Bezzecca, dove riportò una ferita in combattimento, e da Blandina Libetta, figlia del comandante della prima nave a vapore che varcò il Mediterraneo, ossia di quel Libetta poi deputato al Parlamento napoletano. Per di più tra gli antenati di Blandina c’era il grande filosofo, storico e giurista Pietro Giannone. (1)

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