Claudio Damiani

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Una poesia di Claudio Damiani (poeta nato a San Giovanni Rotondo) tradotta nel dialetto garganico di Mattinata

Nuie avime abbesúgne de mangiàrece
i cúrpe de l’àlete, cúrpe che ièvene vive
nuie l’accetime e cë li mangeme,
l’àreuele mmèce nn-accìtene a nesciunë
lore càmbene sckitte d’àreie e dë luce,
d’acque e dë sale minêràle
che pìgghiene da la terre.
Ne nvojje dice p’lu sendemende
ca lore fanne bbúne e nuië mmalamende,
ne-n pot’esse ca tutte lu regne annemele
sté nd’lu ttúrte (e allòure ce putarrije capisce
ca propie pe quéssë la morte
ne nn-èi na còsa mmalamende).
Pêrò li cchiande che càmbene d’àreie
d’acque e dë sòule
ne-n te fanne maravigghie?

Noi abbiamo bisogno di mangiare
i corpi degli altri, corpi che erano vivi
noi li uccidiamo e li mangiamo,
l’albero invece non uccide nessuno
lui si nutre solo di aria e di luce,
d’acqua e di sali minerali
che prende dalla terra.
Non voglio dire romanticamente
che lui è nel giusto e noi nel torto,
infatti non può tutto il mondo animale
essere nel torto (e da qui se ne potrebbe dedurre
che proprio per questo la morte
non è qualcosa di negativo).
Però le piante che si nutrono d’aria
d’acqua e di sole
non sono meravigliose?

(Da Claudio Damiani, Il fico sulla fortezza, Fazi Editore, 2012, pag. 73)

Per la grafia del dialetto vedi il manuale Scrivere la lingua madre

Richard Berengarten

Richard 4, Skye, 2003

Richard Berengarten

Strusce

… mo che la pòleve chéde…
                              
Rrè sòule, sckacche a u uise, stambe riéle d’lu júrne,
m’attúcche, e lla pedde devende na pedducce d’úcchie,
la spine nu níreve d’úcchie, e u cúrpe mije trèmele
mídze ngecalute da la pisca d’òure che tu spicce
sòup’a ssu mere e a ssa cità, e i’ sò cechetë.
Cqua na vòlete stèvene felere – e angore sacce ca stanne –
de chese e strete, ch’appartenèvene a nn’àleta cità,
nò quéssë c’ha’ ndutte strafurmete. Continua a leggere “Richard Berengarten”

Giovanni Tesio poeta

 

di Francesco Granatiero

Tesio

Del côté poetico di Giovanni Tesio, il noto studioso, critico letterario, filologo e storico della lingua, si ricorda il precedente In punto di svolta (1985), recante l’acuta prefazione di Pietro Gibellini, una corona gemmata ed irta di sonetti tutt’altro che canonici, con assenze di rime, spesso sostuite da assonanze e consonanze, paronomasie, ipometri e ipermetri, dove un dantesco trobar clus s’infratta in dedali e labirinti, per mezzo di una lingua estremamente colta e raffinata, densa ed espressiva, piena di arcaismi, latinismi, neologismi, tecnicismi. Continua a leggere “Giovanni Tesio poeta”

Da TUTAJ (“Qui”)

di Wisława Szymborska

poesie tradotte da Francesco Granatiero

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Ancora tre componimenti del premio Nobel polacco Wisława Szymborska, già presentata sul n. 2 di “Proa Italia”, con una prima terna di poesie tratte da Tutaj (“Qui”, Cracovia, Snak, 2009). In Microcosmo la Szymborska osserva al microscopio ottico con divertito sgomento, stupita pietas e bonaria ironia i numerosi batteri in movimento nel labirinto delle impronte digitali lasciate sul vetrino che li copre senza schiacciarli. Continua a leggere “Da TUTAJ (“Qui”)”

Tre poesie di Wisława Szymborska

Presentazione e traduzione di Francesco Granatiero

Maggio 1998. Salone del Libro di Torino. Vanni Scheiwiller mi regala, fresca di stampa, una copia della seconda edizione del volumetto di Wisława Szymborska, intitolato La fine e l’inizio. Accarezzo la copertina lilla (oh i montaliani «libri-farfalla» di Scheiwiller!), quando gli chiedo: «Come si legge Szymborska?». «Scimbòrsca» mi risponde semplicemente.

Lessi La fine e l’inizio nel tram, dall’inizio alla fine, tutto d’un fiato. Un nuovo mondo mi si spalancava davanti, un universo tutt’altro che antropocentrico, un mondo dove il microbo e l’astro hanno la stessa importanza: dal DNA di una cellula dell’anima alla giostra dei pianeti. Continua a leggere “Tre poesie di Wisława Szymborska”