Cambuasciane, sande e riàule

campobasso_campanile_s-_bartolomeo-e-minardi
Campobasso. Campanile San Bartolomeo. (foto di E. Minardi)

Cambuasciane, sande e riàule di Stefano Di Maria, tradotto in dialetto campobassano da Rosaria Pietromonaco, dalla cui voce (Cambuasciane, sande e riàule) viene qui trascritto in grafia DAM.

Nu cambuasciane re cinguand’anne, chélle che l’addummanne l’addummanne, t’arrespónne accucı’: «M’arrecorde ca na ote, quanne javame uagliune, jéva tutta cambagne. Allore ne jéve cumm’e mo. La cetà funije acquà e sttavame sembe a jucà mmiéze a la vie, frabbecavame carrozze che le taccozze re ligname e le cuscenétte re le màchene; sennò sttavame arrangecate ngoppe all’àrbere… e mamme, la bbonalme, puurelle, z’arrajave cumm’e nu cane.» Continua a leggere “Cambuasciane, sande e riàule”

La grafia dei Dialetti Alto-Meridionali (DAM)

 

795px-Brueghel-tower-of-babel

Premessa

Una grafia dei singoli dialetti che non tenga conto delle altre parlate può sfociare in una babele di scritture.

Senza nulla togliere al napoletano – lingua per prestigio letterario oltre che storico –, alla sua grafia saranno rapportabili alcune varianti campane, non certo tutti i Dialetti Alto Meridionali (DAM), i quali formano la cosiddetta «lingua napoletana» (Unesco), che per numero di parlanti rappresenta la seconda lingua d’Italia. In essa rientrano Abruzzo, Molise, Puglia (senza tacco), Lucania, Calabria (senza punta) e le finitime parti di Marche, Lazio e Campania, per la cui scrittura bisognerà guardare ai progressi della dialettologia e riferirsi a una lingua tetto, che è, non già – o non più – il napoletano, bensì l’italiano. Continua a leggere “La grafia dei Dialetti Alto-Meridionali (DAM)”

Il pipistrello nei dialetti d’Italia

Flying Grey long eared bat in forest
Immagine tratta dal web

di FRANCESCO GRANATIERO

Diversamente da parole come “capo” e “testa”, “rocca” e “conocchia”, che come è ben documentato già dall’AIS, hanno una distribuzione ben definita, che permette di ricostruire la storia delle regioni in cui sono diffuse, la carta linguistica relativa al “pipistrello” non sempre presenta isoglosse continue o di facile esplicazione, in quanto i vari tipi lessicali si alternano e sono complicati da apporti paraetimologici di evidente natura fantastica, quanto non proprio di carattere giocoso-onomatopeico, che danno una visione dell’insieme spesso addirittura caotica. Continua a leggere “Il pipistrello nei dialetti d’Italia”