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Il vento e il sole (Esopo)

Un giorno il vento e il sole cominciarono a litigare.
Il vento sosteneva di essere il più forte e a sua volta il sole diceva di essere la forza più grande della terra.
Alla fine decisero di fare una prova.
Videro un viandante che stava camminando lungo un sentiero e decisero che il più forte di loro sarebbe stato colui che sarebbe riuscito a togliergli i vestiti.
Il vento, così, si mise all’opera: cominciò a soffiare, e soffiare, ma il risultato fu che il viandante si avvolgeva sempre più nel mantello.
Il vento allora soffiò con più forza, e l’uomo chinando la testa si avvolse un sciarpa intorno al collo.
Fu quindi la volta del sole, che cacciando via le nubi, cominciò a splendere tiepidamente.
L’uomo che era arrivato nelle prossimità di un ponte, cominciò piano piano a togliersi il mantello.
Il sole molto soddisfatto intensificò il calore dei suoi raggi, fino a farli diventare incandescenti.
L’uomo rosso per il gran caldo, guardò le acque del fiume e senza esitare si tuffò.
Il sole alto nel cielo rideva e rideva.

Il vento deluso e vinto si nascose in un luogo lontano.

 

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Nel vecchio Regno di Napoli – Abruzzo, Molise, Lucania, Puglia centro-settentrionale, Calabria settentrionale, e aree limitrofe con la cosiddetta “e muta” – si parlano i Dialetti Alto-Meridionali (DAM) o «lingua napoletana» (UNESCO), che è la seconda lingua d’Italia.

Se sei dell’area, manda a f.granatiero@libero.it la tua traduzione in dialetto (che verrà usata per i sottotitoli) e un video (non verticale) con un buon audio e le indicazioni di Comune e Provincia.

Scrivi il dialetto come ti viene, senza preoccuparti. Con la guida dell’audio verrà poi integrato, adattato al video e pubblicato su YouTube, in Poesia e dialetti e sulla pagina Facebook I Dialetti Alto-Meridionali. Si possono inviare anche delle foto del luogo con cui sostituire in parte o in tutto la ripresa della propria immagine.

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Omaggio a Dante

Portrait_de_Dante

A Dante Alighieri

Un omaggio nel volgare

dei barbarizzanti

Omaggio a Dante

Richard Berengarten

Richard 4, Skye, 2003

Richard Berengarten

Struscie

… mo che la pòleve chéde…
                              
Rrè sòule, šcacche a u uise, stambe riéle d’lu júrne,
m’attúcche, e·lla pedde devende na pedducce d’úcchie,
la spine nu níreve d’úcchie, e u cúrpe mije trèmele
mídzze ngecalute da la pisca d’òure che tu spicce
sòup’a ssu mére e a ssa cità, e ije sò cechétë.
Cqua na vòlete stèvene felére – e angore sacce ca stanne –
de chése e stréte, ch’appartenèvene a·nn’àleta cità,
nò quéssë c’ha’ ndutte strafurméte. Continua a leggere “Richard Berengarten”