L’acciarino e la pietra focaia

Francesco Granatiero su
Giovanni Tesio
I più amati. Perché leggerli? come leggerli?
Novara, Interlinea, 2012

Lo scrittore Sebastiano Vassalli sul “Corriere della Sera” dell’11-3-2012, in un trafiletto dal titolo pedagogico-evangelico Lasciate che i ragazzi leggano a caso, sottolinea che quando si incomincia a leggere «ci si innamora della lettura, prima che dei libri» e che tutti i “grandi lettori” da lui incontrati hanno incominciato con letture casuali. Di questi lettori ne ricorda tre: Daniele Ponchiroli, «un protagonista un po’ in ombra della vecchia Einaudi»; il milanese Mario Spinella, che diceva di dovere ai libri alcuni dei momenti più belli della sua vita; e Giovanni Tesio, le cui coordinate di origini contadine e di scoperta della lettura vanno individuate «in un piccolo paese della pianura piemontese tra Pellice e Po, tra prati, campi e rii…». Continue reading “L’acciarino e la pietra focaia”

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Addòure

N’addòure a ll’àneme dé refine:
sonne li rrosamarine
pe ll’epe ad ogni fiòurë,
sonne i mmacchie de rúsele,
l’àruele i zappine,
lu tume che nnammòure…
Me nàzzeche u remòure
de l’ónne dla marine.

Avaste cussu scjúche!
Líve i mméne da nanda l’úcchie mije!
Asse ca m’arrecrije
la lustre de ssu lúche.

Odore. Un odore all’anima dà respiro:/ è il rosmarino/ con le api ad ogni fiore,/ sono i cespugli del cisto,/ gli alberi di pino,/ il timo che innamora…/ Mi culla col rumore/ l’onda della marina.// Basta con questo gioco!/ Via le mani davanti agli occhi miei!/ Lascia che mi ricrei/ la luce di questo luogo. (Francesco Granatiero)

Come si scrive (e legge) il dialetto

TRASCRIZIONE DEI DIALETTI MERIDIONALI

di Francesco Granatiero

Il dialetto pugliese (Capitanata, Terra di Bari e parte delle province di Brindisi e Taranto), ma anche lucano, abruzzese, molisano, calabrese settentrionale, campano che non si riconosce nella scrittura del napoletano, si scrive (e legge) come l’italiano, con qualche precisazione. Continue reading “Come si scrive (e legge) il dialetto”

Sunette

di FRANCESCO GRANATIERO

«… nella zona di Mattinata ancora prima del bivio […]
il prodigio di un lavoro immenso, di un’opera paziente,
senza limiti, forsennata, di un popolo di formiche […]
intorno intorno non sono che muri rustici, a secco, saldamente
piantati per contenere appena un piccolo lembo di terra…»
Tommaso Fiore, Terra di Puglia e Basilicata

P’aderge ssu sunette
ne n-d’accite l’appítte,
pure s’a sette a sette
li sccaffe a canze stritte, Continue reading “Sunette”

Il dialetto dell’anima

Intervista di Antonio Rinaldi

Granatiero prega con Jacopone

A poco più di un anno dal libro Passéte [“Usta”/“Passato”] edito da Interlinea di Novara, esce in questi giorni, per i tipi delle Edizioni Cofine di Roma, un volumetto di patrenústre, ossia di preghiere, del poeta Francesco Granatiero. Il titolo, Patrenústre ótte a ddenére [“Paternostri otto a ddenaro”], è tratto dalla lauda Que farai fra’ Iacovone? di Jacopone da Todi e significa otto paternostri di penitenza per ogni soldo di debito contratto con il peccato. Jacopone, il grande francescano già rivisitato da Granatiero in occasione di un suo volume di trasposizioni intitolato Giargianese (2006), viene ora riproposto in tutta la sua magnificenza con otto laude profondamente assimilate dal poeta pugliese e offerte alla sensibilità dei suoi lettori. Continue reading “Il dialetto dell’anima”

Vestigia slave nel dialetto di Peschici

di FRANCESCO GRANATIERO

Scazecavazze, ‘cavalletta’, voce di origine slava [serbocr. skakavac (pronuncia skàkavats) ‘locusta’]. Forse nessuna parola peschiciana ricorda il profeta sant’Elia come questa. Scazecavazze, la parola che volò di bocca in bocca quando una nuvola nera di cavallette oscurò Peschici, ingoiando ogni cosa. Scazecavazze, un’implosione fono-simbolica di tutta l’ira di Dio. Scazecavazze, la parola del miracolo di Sant’Elia, che per mezzo di un fortissimo vento di libeccio, ammucchia due palmi di cavallette morte su tutta la spiaggia da cui il paese ha nome. Continue reading “Vestigia slave nel dialetto di Peschici”

Il pipistrello nei dialetti d’Italia

di FRANCESCO GRANATIERO

Diversamente da parole come “capo” e “testa”, “rocca” e “conocchia”, che come è ben documentato già dall’AIS, hanno una distribuzione ben definita, che permette di ricostruire la storia delle regioni in cui sono diffuse, la carta linguistica relativa al “pipistrello” non sempre presenta isoglosse continue o di facile esplicazione, in quanto i vari tipi lessicali si alternano e sono complicati da apporti paraetimologici di evidente natura fantastica, quanto non proprio di carattere giocoso-onomatopeico, che danno una visione dell’insieme spesso addirittura caotica. Continue reading “Il pipistrello nei dialetti d’Italia”

Il dialetto a scuola

L’insegnamento dei dialetti a scuola, così come propagandato (aborrendo il termine “dialetti” e parlando esclusivamente di “lingue”), credo sia più che altro la conseguenza di un discorso politico, che avrà pure le sue rivendicazioni, ma penso non giovi ai dialetti in quanto tali, prima perché non tende a salvare le specificità delle singole parlate, ma una koinè dialettale ad essa sovrapposta e in parte ricostruita, poi perché finisce per gettare discredito sulle operazioni di vero salvataggio o tutela dei dialetti. Continue reading “Il dialetto a scuola”

La tutela dei dialetti

I dialetti della nostra terra rappresentano un patrimonio inestimabile. La loro tutela dipende esclusivamente da noi. Chi parla un dialetto non se ne vergogni, ma ne conservi l’orgoglio. Chi non lo parla, impari a rispettare quello altrui, considerandolo una marcia in più. Perché nel dialetto c’è un mondo con un background di cultura che arricchisce. Continue reading “La tutela dei dialetti”