Claudio Damiani

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Una poesia di Claudio Damiani (poeta nato a San Giovanni Rotondo) tradotta nel dialetto garganico di Mattinata

Nuie avime abbesúgne de mangiàrece
i cúrpe de l’àlete, cúrpe che ièvene vive
nuie l’accetime e cë li mangeme,
l’àreuele mmèce nn-accìtene a nesciunë
lore càmbene sckitte d’àreie e dë luce,
d’acque e dë sale minêràle
che pìgghiene da la terre.
Ne nvojje dice p’lu sendemende
ca lore fanne bbúne e nuië mmalamende,
ne-n pot’esse ca tutte lu regne annemele
sté nd’lu ttúrte (e allòure ce putarrije capisce
ca propie pe quéssë la morte
ne nn-èi na còsa mmalamende).
Pêrò li cchiande che càmbene d’àreie
d’acque e dë sòule
ne-n te fanne maravigghie?

Noi abbiamo bisogno di mangiare
i corpi degli altri, corpi che erano vivi
noi li uccidiamo e li mangiamo,
l’albero invece non uccide nessuno
lui si nutre solo di aria e di luce,
d’acqua e di sali minerali
che prende dalla terra.
Non voglio dire romanticamente
che lui è nel giusto e noi nel torto,
infatti non può tutto il mondo animale
essere nel torto (e da qui se ne potrebbe dedurre
che proprio per questo la morte
non è qualcosa di negativo).
Però le piante che si nutrono d’aria
d’acqua e di sole
non sono meravigliose?

(Da Claudio Damiani, Il fico sulla fortezza, Fazi Editore, 2012, pag. 73)

Per la grafia del dialetto vedi il manuale Scrivere la lingua madre

Spija nGele

Spija-nGele-copertinaLUIGI IANZANO (San Marco in Lamis 1975), laureato in legge, docente di scienze giuridico-economiche, francescano secolare, con il volumetto Spija nGele, «Scruta il Cielo» (2016), si sgancia dai temi più strettamente legati al paese e alla poesia più tipicamente dialettale del suo precedente più importante Tarànta mannannéra, «Taranta messaggera» (2005), per privilegiare i temi della famiglia e degli affetti e in modo particolare quello della fede, su cui è incentrata l’ode epico-religiosa Come ce mbizza la cèreva, «Come si porta la cerva», la quale ha come Leitmotiv lo stupore per ciò che Dio opera fuori e dentro l’uomo. Continua a leggere “Spija nGele”

Richard Berengarten

Richard 4, Skye, 2003

Richard Berengarten

Strusce

… mo che la pòleve chéde…
                              
Rrè sòule, sckacche a u uise, stambe riéle d’lu júrne,
m’attúcche, e lla pedde devende na pedducce d’úcchie,
la spine nu níreve d’úcchie, e u cúrpe mije trèmele
mídze ngecalute da la pisca d’òure che tu spicce
sòup’a ssu mere e a ssa cità, e i’ sò cechetë.
Cqua na vòlete stèvene felere – e angore sacce ca stanne –
de chese e strete, ch’appartenèvene a nn’àleta cità,
nò quéssë c’ha’ ndutte strafurmete. Continua a leggere “Richard Berengarten”

Giovanni Tesio poeta

 

di Francesco Granatiero

Tesio

Del côté poetico di Giovanni Tesio, il noto studioso, critico letterario, filologo e storico della lingua, si ricorda il precedente In punto di svolta (1985), recante l’acuta prefazione di Pietro Gibellini, una corona gemmata ed irta di sonetti tutt’altro che canonici, con assenze di rime, spesso sostuite da assonanze e consonanze, paronomasie, ipometri e ipermetri, dove un dantesco trobar clus s’infratta in dedali e labirinti, per mezzo di una lingua estremamente colta e raffinata, densa ed espressiva, piena di arcaismi, latinismi, neologismi, tecnicismi. Continua a leggere “Giovanni Tesio poeta”

L’acciarino e la pietra focaia

Francesco Granatiero su
Giovanni Tesio
I più amati. Perché leggerli? come leggerli?
Novara, Interlinea, 2012

Lo scrittore Sebastiano Vassalli sul “Corriere della Sera” dell’11-3-2012, in un trafiletto dal titolo pedagogico-evangelico Lasciate che i ragazzi leggano a caso, sottolinea che quando si incomincia a leggere «ci si innamora della lettura, prima che dei libri» e che tutti i “grandi lettori” da lui incontrati hanno incominciato con letture casuali. Di questi lettori ne ricorda tre: Daniele Ponchiroli, «un protagonista un po’ in ombra della vecchia Einaudi»; il milanese Mario Spinella, che diceva di dovere ai libri alcuni dei momenti più belli della sua vita; e Giovanni Tesio, le cui coordinate di origini contadine e di scoperta della lettura vanno individuate «in un piccolo paese della pianura piemontese tra Pellice e Po, tra prati, campi e rii…». Continua a leggere “L’acciarino e la pietra focaia”

Da TUTAJ (“Qui”)

di Wisława Szymborska

poesie tradotte da Francesco Granatiero

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Ancora tre componimenti del premio Nobel polacco Wisława Szymborska, già presentata sul n. 2 di “Proa Italia”, con una prima terna di poesie tratte da Tutaj (“Qui”, Cracovia, Snak, 2009). In Microcosmo la Szymborska osserva al microscopio ottico con divertito sgomento, stupita pietas e bonaria ironia i numerosi batteri in movimento nel labirinto delle impronte digitali lasciate sul vetrino che li copre senza schiacciarli. Continua a leggere “Da TUTAJ (“Qui”)”